Cannabis light, cosa la rende diversa dalla marijuana “stupefacente”

Cannabis light e marijuana illegale: quali sono le differenze

Nell’immaginario comune parlare di cannabis light rappresenta un tabù giacché si tende immediatamente a pensare agli effetti stupefacenti della classica marijuana. In realtà, si tratta di prodotti e sostanze completamente differenti. Innanzitutto, bisogna capire l’esatta etimologia della parola marijuana derivante dal Messico e che fa riferimento principalmente alla cannabis utilizzata, diciamo così, per motivi ricreativi. Inoltre, bisogna sottolineare come in natura ci sono tre tipologie della pianta di cannabis: Cannabis Sativa, Ruderalis e Indica. Se si vuol essere particolarmente precisi, la marijuana e la cannabis sono quindi la stessa cosa, mentre la canapa è un’altra tipologia di pianta. L’aspetto sul quale bisogna porre l’attenzione, è tuttavia il quantitativo di tetraidrocannabinolo conosciuto anche in gergo con l’acronimo THC. Questa è una sostanza che ha effetti psicoattivi. Quindi le reazioni e le controindicazioni che possono manifestarsi su un soggetto dipendono dalla concentrazione del THC. Provoca stimoli a livello cerebrale creando ed alterando la realtà e soprattutto è stata motivo di grande battaglia dal punto di vista culturale e legale. L’altro rovescio della medaglia è che il THC dispone anche di incredibili proprietà curative rendendosi molto efficace su malattie croniche e gravi disturbi, offrendo un sollievo davvero straordinario senza effetti collaterali dannosi.

Il ruolo del CBD nella cannabis light

La principale differenza tra la cannabis light ossia quella legalizzata e la marijuana per così dire stupefacente, risiede nella concentrazione di THC, ossia il responsabile degli effetti psicoattivi. Un altro componente ulteriormente importante che è presente nella pianta è il cannabidiolo, conosciuto anche con l’acronimo di CBD. Non è un composto psicoattivo e non prova quindi alcun genere di alterazione della realtà. In ragione di queste sue caratteristiche, viene utilizzato e legalizzato praticamente in tutto il mondo. Alcuni studi scientifici hanno, inoltre, dimostrato come la possibilità di associare il principio attivo del CBD a quello del THC permetta di ottenere farmaci ancora più potenti per quanto riguarda la loro azione analgesica che risulta peraltro più duratura nel tempo. Per questa tipologia di medicinale, tuttavia, è necessario bilanciare in maniera precisa la concentrazione di THC rispetto al CBD per evitare problematiche che potrebbero inficiare sull’efficacia della respirazione, ma anche sulla frequenza cardiaca e sulla temperatura corporea.

La legalizzazione anche per contrastare le mafie

La legalizzazione della cannabis light, come quella acquistabile da Seven Hemp ed in particolar modo quella che sfrutta le proprietà del CBD, permette tanti altri benefici consentendo ad esempio il trattamento della schizofrenia, ma anche degli stati depressivi e di contrasto all’ansia. La sua assunzione è essenziale per migliorare le qualità della vita. Tra l’altro, permette benefici molto importanti per quanto riguarda alcuni disturbi fisici dovuti alle infiammazioni ma anche a spasmi muscolari, senza dimenticare le emicranie croniche. Attualmente in Italia esiste una normativa che permette l’utilizzo della cannabis light per uso medico e personale fino ad un massimo di 5 g. Sono previsti in aggiunta dei vincoli per quanto riguarda la concentrazione di THC che deve essere uguale o inferiore allo 0,2%. Se si sfora questa soglia ed in particolar modo si va oltre lo 0,6%, allora ci possono essere sanzioni di natura pecuniaria e penale. Infine, c’è da sottolineare come la legalizzazione della cannabis light sia un approccio molto importante per contrastare le organizzazioni criminali che hanno incentrato il proprio business sulla vendita illecita della marijuana.

Bruno Moretti

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