Casa autosufficiente: come migliorare l'autosufficienza energetica domestica

Casa autosufficiente: come migliorare l’autosufficienza energetica domestica

Una casa autosufficiente è il sogno di molte persone. Infatti, alletta molti l’idea di poter ottenere energia, magari pulita, per le proprie esigenze e senza pagare le bollette. Quali sono i metodi sicuri per ottenere una casa veramente autosufficiente dal punto di vista energetico? È vero che le bollette non arrivano, ma si rimane in regola? Ecco quali sono tutte le strategie per ottenere una casa davvero autonoma!

Casa autosufficiente, fase 1: eliminare le perdite

Il primo passo da fare e il primo metodo sicuro per ottenere una casa che non ha bisogno di allacciarsi alla rete nazionale è eliminare le perdite. Infatti, il calore si disperde attraverso gli spifferi. In più, si rischia di perdere corrente elettrica perché le lampadine sono vecchie, si usa un’illuminazione non adeguata, oppure tecnologia datata.

Tutte queste cose devono sparire per ottenere una casa davvero autosufficiente. Quali sono i lavori da fare?

  • Isolamento termico delle pareti, delle finestre e degli spifferi;
  • Impianto elettrico di classe energetica alta (che dovrà essere realizzato seguendo determinati accorgimenti, come abbiamo approfondito nel nostro articolo su come progettare un impianto elettrico);
  • Tecnologia avanzata per gli elettrodomestici e i computer. Infatti, la tecnologia consente di avere classe energetica A, quindi di ridurre i consumi;
  • Illuminazione con sensori di luce esterna. Questo permetterà di risparmiare tantissimo quando c’è molta luce solare e di ottenere una luce calibrata a quella esterna, aspetto che cura anche la salute degli occhi;
  • Impianti a corrente elettrica invece che a gas. Infatti, questo è più difficile da sostituire. Un piano cottura a induzione è proprio quello che serve in questi casi.

Attenzione, perché essere autosufficienti non significa solo produrre energia pulita. Infatti, serve anche un modo per ottimizzare il calore e l’acqua. Ecco come fare.

Casa autosufficiente, fase 2: ottimizzare le risorse

Ottimizzare le risorse è la seconda fase del piano per una casa autosufficiente. È anche il metodo migliore per ridurre gli sprechi. Infatti, una casa autonoma al 100% trova modi utili per riutilizzare l’acqua e il calore. Da dove cominciare? Dal calore.

Ci sono situazioni dove il calore si genera automaticamente. Per esempio, in una stufa a pellet o in un impianto elettrico di qualsiasi genere. Questo calore può essere disperso, oppure utilizzato per il consumo domestico, soprattutto quando fa freddo.

Per quanto riguarda l’acqua, invece, basta installare un pozzetto come quelli di campagna e un depuratore. Il depuratore permetterà di salvare l’acqua che esce dal rubinetto per lo scarico, con la dovuta procedura per rendere l’acqua senza residui. Un secondo depuratore si può usare sui rubinetti per evitare di comprare bottiglie di plastica. Per non essere collegati alla rete nazionale, si utilizzano dei boiler o delle strutture da riempire periodicamente e di alcune migliaia di litri. Così si paga solo il consumo effettuato e non, magari, un pagamento che altri membri del condominio non hanno versato o in millesimi che non stimano quanto effettivamente consumato.

Casa autosufficiente, fase 3: produrre energia rinnovabile

Dopo aver visto come ridurre i consumi in casa e come ottimizzare le risorse disponibili, è tempo di passare alla produzione di energia elettrica. Per farlo, ci sono diverse soluzioni. Quella più comune è usare i pannelli fotovoltaici sul tetto. Infatti, grazie a una batteria di accumulo, è possibile ottenere una strategia ottimizzata per la produzione di energia.

I pannelli fotovoltaici hanno una durata di circa 20 anni, con un’adeguata manutenzione. Nulla vieta di installare un impianto geotermico, che sfrutti il calore naturale del sottosuolo. In entrambi i casi, se gli impianti sono progettati bene, funzionano anche come modalità di riscaldamento.

Gli impianti sono realizzati su misura, in base a come i raggi solari arrivano a terra e alle esigenze domestiche.

La pensilina fotovoltaica per parcheggio auto, come funziona

La pensilina fotovoltaica per parcheggio auto è una soluzione semplice per aumentare la resa di un impianto fotovoltaico, eolico o geotermico. Come funziona? La pensilina si usa come copertura di un parcheggio per l’auto. In alto, invece di avere una tenda o una tensostruttura, ha dei pannelli solari.

Anche questi sono collegati a una batteria di accumulo, che consente di portare energia pulita e rinnovabile alla casa autosufficiente. La pensilina ha un costo più basso rispetto agli impianti più complessi e si gestisce in modo semplice. Con una regolare manutenzione e pulizia, si possono ottenere abbastanza kW da gestire parte dei consumi in casa.

Con l’aiuto di una ditta specializzata, si può ottenere una progettazione completa, che prevede anche l’eventuale documentazione a chi di dovere per dare il via ai lavori e rendere la casa totalmente autonoma dalla rete nazionale.