Come e perché aprire una società a Dubai

Gli Emirati Arabi sono tra i Paesi che offrono più appeal per un imprenditore, grazie al florido sviluppo economico che si basa su turismo, settore immobiliare di lusso e tecnologie innovative high tech.
Inoltre, il reddito pro capite è piuttosto alto e la manodopera pressoché nulla.
Proseguendo con la lettura scoprirai quali sono le procedure per aprire una società a Dubai (seguendo i consigli di Daniele Pescara), una delle location più liberali e accattivanti degli Emirati Arabi Uniti.

Perché aprire una società a Dubai?

La città è in continuo sviluppo e solo nel 2016 ha registrato un aumento del PIL del 2,9 % rispetto all’anno precedente: è un polo attrattivo non solo per le ricchezze del sottosuolo, come il petrolio, ma anche per un fiorente turismo e per le strutture alberghiere di lusso che ogni anno attraggono migliaia di vacanzieri.

Qual è la procedura per avviare un’impresa a Dubai

Puntare su un Paese straniero non è facile perché bisogna rapportarsi ad usi, costumi e normative differenti: tuttavia, Dubai è la meta per tanti business man che vogliono superare i confini italiani ed europei. Come prima cosa, è necessario ottenere una licenza che si diversifica a seconda del settore in cui si impegnano le proprie risorse e il proprio capitale:

  • licenza commerciale: si rivolge a tutte le attività prettamente commerciali, come l’apertura di una catena di negozi di abbigliamento o di alimentari;
  • licenza industriale: per l’avvio di industrie e imprese manifatturiere nel campo chimico, tecnologico, tessile e così via;
  • licenza professionale: riguarda i liberi professionisti come medici, architetti, fashion designer, hairdresser, ma anche artigiani ed orefici.

Tutte queste licenze vengono rilasciate da un preciso istituto, il cosiddetto Dubai Department of Economic Development, il dipartimento per lo sviluppo economico di Dubai. Le attività che si fondano sul turismo, invece, sono sostenute dal dipartimento del Turismo e del Commercio Marketing. In generale, tutte le aziende devono essere registrate alla Camera di Commercio e dell’Industria di Dubai e, per specifiche autorizzazioni, è obbligatorio rivolgersi ad enti come il Ministero dell’Economia e la Banca dell’UAE.

Le cosiddette Free Zone

Dal 1984 vige a Dubai una normativa che prevede l’obbligo per gli stranieri di avere un socio cittadino degli Emirati Arabi che detiene la totale proprietà dell’azienda e una percentuale delle quote fino al 51%. Questo per sostenere il territorio e i nativi del posto. Solo le Free Zone sono estranee a questa normativa, dove la procedura è alleggerita, non c’è bisogno del socio emiratino ed esistono delle agevolazioni e dei considerevoli sgravi fiscali.
Queste zone franche sono nate per facilitare le aperture di imprese da parte di cittadini stranieri:

  • è possibile ottenere il 100% della proprietà, quindi non è obbligatorio il partner locale;
  • non ci sono tasse sul reddito personale;
  • non esistono restrizioni sui movimenti della valuta;
  • esiste la possibilità di rimpatriare i capitali senza imposte nè tassazione;
  • la costituzione della società è molto più veloce e alleggerita.

D’altra parte, aprire una società nella Mainland (fuori dalla free zone) può essere vantaggioso perché si fa riferimento alle conoscenze del socio emiratino, su un network efficace e sulla sua esperienza.

Tutti gli step della procedura

Come prima cosa bisogna affidarsi ad un notaio, pagare una quota di 15.000 AED al Ministero dell’Economia e inviare tutta la documentazione al Registro di Commercio. Dulcis in fundo, è necessario scegliere il nome dell’azienda e della ragione sociale e inviare tutti i dati, compresi i nomi dei soci, alla Camera di Commercio e dell’Industria di Dubai.

Bruno Moretti

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