Tre giorni a Roma

Tre giorni a Roma, come organizzare il viaggio

Visitare Roma è un regalo che bisogna farsi prima o poi. Le bellezze che sa regalare questa meravigliosa città sono uno spettacolo da vedere assolutamente almeno una volta nella vita. Se non avete mai avuto questa fortuna e vi si sta presentando l’occasione di passarci, non potete farvela sfuggire. Ma cosa fare se il tempo a disposizione è di pochi giorni? Sia chiaro: le cose da vedere assolutamente a Roma sono fin troppe e non basterebbe un mese di visite serrate per riuscire a vedere tutti i gioielli che l’Urbe nasconde. Detto ciò, se si hanno tre giorni, con una buona organizzazione, uno spirito positivo, buone gambe e tanta voglia di emozionarsi il viaggio a Roma diventerà un qualcosa di indimenticabile. Siete pronti a partire per questo itinerario di tre giorni? Continuate a leggere!

Primo giorno: passeggiata libera

Il primo giorno è come ovvio quello che sarà caratterizzato dal momento dell’arrivo: buona parte della mattinata sarà quindi impegnata dalle attività di spostamento, check in nella struttura in cui si alloggerà e iniziale orientamento in città. Come detto, sarà bene arrivare muniti di buona organizzazione sugli step da seguire in modo da risparmiare tempo. In ogni caso questa prima giornata dovrà essere più libera possibile: bene evitare i musei perché sono caratterizzati molto spesso da lunghe file e da perdite di tempo che è bene rimandare ai due giorni successivi (vedremo come possiamo limitare le code). L’idea sarebbe quella di spostarsi nelle zone del centro per entrare nel più breve tempo possibile nell’atmosfera romana: Piazza di Spagna, via del Corso, via dei Condotti e tutte le aree storiche del turismo vi faranno apprezzare da subito l’eccezionalità della Città Eterna. In queste strade potrete godervi uno shopping per tutti i gusti: chi può permetterselo, beato lui, può sbizzarrirsi nelle boutique più famose del mondo, ma ce n’è anche per chi ha disponibilità minori, visto che sono presenti anche gli store più commerciali. Verso sera si potrà godere di un aperitivo nella zona del Pincio con un panorama meraviglioso come compagno di avventura.

Secondo giorno: spiritualità e arte a San Pietro e Musei Vaticani

Dopo aver ricaricato le pile, preparatevi ad un secondo giorno con un ritmo molto serrato: sveglia molto presto, colazione con cornetto e cappuccino in qualche bar del centro, di corsa in direzione San Pietro. Qui il vostro immaginario di bellezza e di magnificenza verrà di fatto abbattuto e sostituito dalla visione di via della Conciliazione con la basilica sullo sfondo: ma non sarà l’unico momento in cui dovrete rivedere tutti i vostri parametri rispetto al bello. L’entrata nella piazza, l’ingresso nella basilica, la visione delle bellezze pittoriche e scultoree, la salita sulla Cupola e la vista del panorama mozzafiato saranno tutti momenti che riempiranno il vostro cuore e la vostra anima. E non è ancora tutto. Sarà tempo di riempire anche il vostro stomaco e lo potrete fare in uno dei tanti posticini della Capitale: al link che vi indichiamo potrete approfondire l’argomento, visto che sono elencati i migliori ristoranti storici di Roma con la lista dei posti dove mangiare la cucina romana doc. Rifocillati e riposati, sarete pronti per ripartire: sarà la volta dei Musei Vaticani, dove la quantità di opere che andrete a vedere non ha eguali al mondo. L’apice sarà raggiunto alla vista del famoso Giudizio Universale di Michelangelo, situato all’interno della Cappella Sistina.

Terzo e ultimo giorno: Antica Roma

A questo punto sarete già avvolti dalla malinconia: è il vostro ultimo giorno e Roma vi è già entrata nel cuore. Ma non c’è tempo da perdere. Dovete sfruttare al massimo quest’ultima giornata per continuare a godere dello splendore dell’Urbe. Oggi è la volta di tuffarvi nella Roma Imperiale, quella che un po’ tutti abbiamo imparato a conoscere guardando film come Il Gladiatore. Il viaggio di oggi non può che partire dal Colosseo: tramite la metropolitana arriverete facilmente nell’Anfiteatro e avrete subito una scelta da fare. Affrontare la lunga fila e entrare subito? La decisione migliore è molto spesso quella di preferire una passeggiata verso i Fori Romani e il Palatino, per poi far ritorno al Colosseo verso l’orario di chiusura, di solito caratterizzato da meno code. Si potrà proseguire visitando altre bellezze assolute come Piazza del Campidoglio, l’Altare della Patria, la Bocca della Verità, il Teatro Marcello e Santa Maria in Cosmedin. Il tutto intervallato da una buona pizza al taglio, un gelato o un supplì: per una giornata che, siamo sicuri, si concluderà con la voglia di tornare presto.

Come creare un brand fashion

Come creare un brand fashion

Costruire un brand step by step

Come realizzare un fashion brand e far affermare il proprio marchio di vestiti, in un mercato in continua trasformazione ed evoluzione? Entrare a far parte del mondo della moda è una sfida che può riuscire o portare un designer nell’oblio.

Come creare una linea di abbigliamento?

Di seguito andremo a evidenziare quali siano i passi necessari per realizzare dei prodotti di moda innovativi e, l’importanza, di poter in caso anche seguire un corso professionale che offra una valida formazione, come quelli dell’Istituto Marangoni.

Come creare un brand fashion: creatività, tempistica e predisposizione psicologica

La creatività di un designer è il punto di partenza per creare vestiti alla moda unici e particolari, ma anche se la propria idea è innovativa e geniale, sarà necessario e fondamentale possedere le giuste conoscenze specifiche dal punto di vista manageriale, per poterla sviluppare e affermare.

A tal fine può essere utile acquisire esperienza nel settore lavorando all’interno di un’azienda già affermata nel settore moda, per poi successivamente, quando ci si sente pronti e preparati, decidere di fare il grande passo di mettersi in proprio.

Prima di partire potrebbe essere utile chiedersi se si hanno le predisposizioni psicologiche per essere non solo un designer ma anche un imprenditore, perché bisognerà avere forza, coraggio, spirito manageriale e possedere anche una grande resistenza allo stress.

Il target di clienti e organizzare il business plan

Fondamentale prima di decidere di creare una collezione di moda è porsi le seguenti domande:

  • Quali sono i clienti a cui ci si vuole rivolgere?
  • Quale la tipologia di prodotti e lo stile che si vuole realizzare?

Parliamo qui della ricerca del target cui il tuo fashion brand sarà dedicato e che ti permetterà di identificare i potenziali clienti, tuoi futuri acquirenti.

Aver chiaro quale sia l’obiettivo di vendita di una linea di abbigliamento è indispensabile anche per realizzare un business plan adeguato, per preventivare tutti i costi necessari all’avviamento, al mantenimento dell’impresa e anche gli eventuali profitti da dover raggiungere.

Per assolvere a questo punto può essere utile rivolgersi a dei professionisti specializzati, in grado di fare per voi un’analisi adeguata del mercato e dei vostri concorrenti.

Aprire un brand: l’importanza dei capitali iniziali

In base al business plan sarà a questo punto necessario recuperare i capitali iniziali per creare la tua favolosa linea di abbigliamento. Nelle prime fasi possono essere sufficienti anche piccole somme che sono state messe da parte personalmente, oppure recuperate grazie ai prestiti di persone che credono e vogliono investire nel tuo progetto.

Successivamente, con la crescita della tua attività, potrà essere necessario dover chiedere prestiti alle banche o cercare di ottenere uno dei fondi di investimento regionali, o messi a disposizione dalle camere di commercio.

Linea di abbigliamento: dalla produzione alla distribuzione

Per passare dalla fase di ideazione a quella della realizzazione e della vendita, bisogna scegliere in primis i laboratori, le sarte o le aziende specializzate in produzione di prodotti di moda fashion.

Realizzati i tuoi prodotti dovranno essere venduti! Come fare per introdurre nel mercato la linea di abbigliamento? Ecco tre valide alternative:

  • Molte aziende che si occupano di produrre un marchio di abbigliamento, distribuiscono anche il prodotto. Puoi trovare con loro un accordo.
  • Puoi aprire uno shop online o vendere su una delle piattaforme marketplace già esistenti e gestire tutto in maniera autonoma
  • Affidarsi a uno showroom che distribuisce linee moda

La tutela del proprio brand: registrare un marchio

Un marchio va registrato per essere tutelato e il primo passo è la scelta del nome del tuo brand:

  • Scelta che deve essere fatta in modo sensato
  • Con un nome che sia facile da ricordare
  • Comprensibile e chiaro a tutti

Seguendo questi tre consigli otterrai un valido aiuto al piano di comunicazione e al posizionamento della tua linea moda sui motori di ricerca.

Il nome dev’essere accompagnato da un logo, per identificare meglio il tuo marchio di abbigliamento.

Prima chiedere la registrazione, che può essere chiesta all’Ufficio Brevetti e Marchi, alla Camera di Commercio o alle tante agenzie di servizi, verifica se sia già stato registrato e se il dominio per creare il sito web è libero tramite google domains.

Un marchio di moda di successo

Per creare un brand di moda famoso, che rispecchi lo stile del momento e risponda al target dei propri clienti, si deve continuare a crescere personalmente, studiando e investendo nella propria formazione.

A questo fine può essere utile un corso con consigli su come lanciare un brand di moda. Un esempio online è quello di Michael Scarpelli, creatore del brand Happiness. Il corso si rivolge a tutti coloro che vogliono apprendere le conoscenze di questo imprenditore e prendere idee per poter lanciare, finalmente, un brand di moda di successo.

Nascita delle scarpe da calcio

Nascita delle scarpe da calcio

Sebbene il calcio sia uno sport molto antico, le scarpe da calcio fanno la loro comparsa dopo le prime Olimpiadi moderne di Atene. Sebbene ci siano state delle antenate, le scarpe da calcio vere e proprie diventano popolari grazie all’introduzione dei tacchetti in gomma e materiali pensati per alleggerire il peso (grazie ai fratelli Dassler, fondatori rispettivamente dei marchi Adidas e Puma).

La produzione di scarpe da calcio, dette più comunemente scarpini, nasce per proteggere il piede dai danni provocati dall’attrito con il terreno, e diventano un elemento integrante di questo sport.

Alcuni brand sono diventati famosi proprio perché si sono specializzati in questa tipologia di prodotto, altri lo hanno integrato nella loro produzione, insieme ad altre tipologie di scarpe. La tendenza degli ultimi anni è alleggerire sempre di più gli scarpini, rendendoli maggiormente flessibili.

Caratteristiche

Ogni modello di scarpa si differenzia dall’altro. Quando scegliamo di acquistare una scarpa da calcio dobbiamo tenere conto del marchio: un brand di qualità assicurerà un prodotto di qualità per quanto riguarda materiali, robustezza e durabilità nel tempo. Più sarà alta la qualità e più elevato sarà il prezzo.

La prima differenza rispetto ad una calzatura classica è la suola che è conformata in modo da aderire alla perfezione, sia per garantire alte prestazioni ma soprattutto per evitare infortuni. Anche la tomaia, ha un ruolo fondamentale perché deve essere robusta in modo da resistere all’attrito e agli urti a cui il piede è sottoposto quando calcia il pallone.

La scarpa deve risultare funzionale ma anche confortevole, grazie alla forma della tomaia e alle allacciature che contribuiscono alla sicurezza del piede. Oltre a questi fattori, la scarpa da calcio, ha come sostanziale differenza la presenza dei tacchetti sotto la suola che servono per una maggiore aderenza al terreno, per ammortizzare al meglio il corpo e per controllare il movimento del piede durante il gioco.

Modelli

Le scarpe da calcio (come quelle che trovi su https://www.soccerhouse24.com) non servono solo come protezione ma anche come strumento per migliorare le prestazioni, grazie alle particolari specifiche tecniche di ogni singolo modello. Per far questo, la scarpa deve essere comoda e non limitare il movimento.

Ci sono veramente tanti modelli in commercio e l’acquirente può scegliere in base alla propria conformazione fisica e in base alle caratteristiche del proprio piede quella che si adatta meglio alle sue esigenze. Le scarpe da calcio sono disponibili in tantissime grafiche e colori, scelta guidata dal gusto personale, e possono anche essere personalizzate.

Ci sono vari modelli di scarpini, adatti a diverse caratteristiche come il piede di chi le indossa, il terreno sul quale si gioca, l’intensità o la regolarità con cui si pratica il calcio.

Si possono distinguere due categorie principali: scarpe da calcio e scarpe da calcio a 5, che non presentano tacchetti perché il terreno di gioco è liscio (ed esempio cemento). Nelle scarpe da calcio classiche, possiamo trovare modelli diversi:

  • suola con tacchetti removibili, di solito realizzati in plastica, gomma o alluminio, adatta per superfici morbide. Una volta consumati possono essere sostituiti senza dover affrontare il costo di un paio di scarpini nuovi;
  • suola con tacchetti fissi che possono essere in gomma (per terreni duri) o in ferro (per terreni in erba naturale, sono il modello più utilizzato dai calciatori professionisti perchè offrono un ottimo controllo);
  • modello cosiddetto turf, che ha una suola adatta per terreni duri e dei tacchetti piccoli in gomma;
  • diversi tipi di tomaia: in pelle (comoda ma facilmente deteriorabile), sintetica (meno comoda ma più duratura e resistente), mista (l’unione delle due precedenti);
  • allacciatura centrale che è tipica di quasi tutti i modelli, tuttavia si consiglia l’allacciatura laterale che è molto più comoda durante i movimenti del piede.

Consigli per l’acquisto

Come già detto in precedenza, bisogna orientarsi verso un prodotto che sia di qualità e risponda ad un brand che abbia esperienza nel settore. La misura da scegliere deve essere perfettamente aderente al piede, per garantire la protezione di quest’ultimo da infortuni.

Oltre a questo, abbiamo veramente un’ampia scelta in termini di estetica (da scegliere in base al gusto e all’abbigliamento sportivo che andremo ad abbinare) e modelli (per ogni tipo di utilizzo). Il mercato del settore è dominato da grandi aziende, che offrono un prodotto di ottima qualità ad un prezzo elevato. Però questo fattore può cambiare da un marchio all’altro. Inoltre, scegliendo un prodotto venduto all’ingrosso si avrà un notevole risparmio rispetto alla vendita al dettaglio.

Cosa sono e come funzionano i diffusori ad ultrasuoni

Cosa sono e come funzionano i diffusori ad ultrasuoni

Il diffusore di essenza a ultrasuoni sta trovando sempre più spazio all’interno delle case degli italiani. Più in generale, il successo dei diffusori è testimoniato dall’alto numero di commercianti che hanno scelto questi prodotti come articolo di punta della loro offerta. Grazie al tradizionale passaparola tra la gente, la conoscenza della particolare tipologia di diffusore ha raggiunto migliaia di persone in Italia. Sono però anche in tanti a domandarsi cosa sono e come funzionano i diffusori ad ultrasuoni.

Cosa sono i diffusori ad ultrasuoni

Il diffusore ad ultrasuoni diffonde le proprietà degli oli essenziali contenuti in esso in un determinato ambiente. A differenza dei classici brucia essenze, caratterizati dalla presenza di una piccola candela, il diffusore ad ultrasuoni lavora a freddo. Così facendo, vi è una conservazione delle proprietà degli oli nettamente più alta.

A tal riguardo, i principi dell’aromaterapia suggeriscono di usare i sistemi di diffusione a freddo. Sebbene infatti i brucia essenze siano ideali per diffondere il profumo in tutta la casa, dall’altra parte non rappresentano un sistema efficace dal punto di vista salutare come invece lo è un diffusore di essenza a ultrasuoni. È importante sottolineare come un numero elevato di piante contengono diversi principi attivi che svolgono un’importante attività antibatterica e antisettica.

Tali principi favoriscono inoltre la pulizia dell’aria, aiutando in questo modo a migliorare in maniera sensibile la sua qualità. Inoltre, uno dei principali vantaggi del diffusore ad ultrasuoni è quello di adattarsi in particolare a un ambiente le cui dimensioni sono molto generose, grazie a una propagazione rapida e uniforme delle molecole olfattive.

Come funzionano

Gli ultrasuoni consentono di attivare il processo di vaporizzazione dell’acqua attraverso le vibrazioni di una piccola piastra, senza avere la necessità di surriscaldare la sostanza liquida contenuta all’interno del diffusore (che è invece il principio alla base dei brucia essenze). Successivamente, le molecole degli oli vengono inalate dalle vie respiratorie delle persone.

Da una parte raggiungono il sistema circolatorio e gli alveoli, dall’altra il talamo, vale a dire il centro delle emozioni del cervello umano. Di conseguenza gli oli essenziali presentano una duplice funzione: donano benessere dal punto di vista salutare (penetrando negli alveoli polmonari) e psichico, interagendo direttamente con il talamo. Per questo motivo, è consigliato avere un diffusore ad ultrasuoni sia al lavoro che a casa. L’azione degli oli essenziali è infatti in grado di modificare radicalmente la qualità delle ore trascorse in ufficio o nella propria abitazione.

Fa male?

Alcuni utenti si domandano se il diffusore di essenza ad ultrasuoni possa fare male. La risposta è assolutamente no. Anzi, è vero il contrario. Oltre alla diffusione degli oli essenziali, questo sistema produce una lieve ionizzazione che riduce in maniera sensibile l’eventuale presenza nell’aria di micropolveri e inquinanti. Non solo, il diffusore ad ultrasuoni è ideale anche per sanificare in modo naturale gli ambienti chiusi, sfruttando i principi antibatterici e antisettici degli oli essenziali.

In questo modo, il diffusore di essenza aiuta le persone presenti in casa o in ufficio a respirare meglio e soprattutto a inalare un’aria più pulita. Infine, come altri sistemi analoghi, il diffusore ad ultrasuoni può essere utilizzato anche come un elegante complemento d’arredo, senza dimenticare che i led presenti al suo interno favoriscono il processo di cromoterapia.

La comunicazione dei dati del conducente in caso di multa

La comunicazione dei dati del conducente in caso di multa

Chi viene “sorpreso” da un autovelox o altro dispositivo elettronico deve fare i conti anche con la burocrazia, non tutti sanno che dopo aver pagato una multa stradale si corre il rischio di prendere un’altra sanzione, che può essere anche maggiore di quella principale.

Questo problema si pone con riferimento alle infrazioni che non vengono contestate immediatamente, ovvero quelle infrazioni per le quali non si procede al fermo immediato del mezzo (ad esempio le infrazioni rilevate con autovelox e più in generale con i dispositivi elettronici).

In questi casi il verbale viene notificato all’intestatario del veicolo, cioè al proprietario dello stesso, il quale dovrà comunicare i dati della persona che era al volante al momento della violazione.

In questo modo, a seguito della comunicazione dei dati del conducente si potrà procedere alla decurtazione dei punti nei confronti della persona che ha effettivamente commesso l’infrazione contestata con il verbale.

Se la comunicazione dei dati del conducente viene effettuata entro il termine di sessanta giorni dalla notifica del verbale verranno decurtati i punti alla persona che era alla guida al momento della violazione.

Mentre se il proprietario dell’auto non comunica i dati del conducente (o come vedremo invia una comunicazione non completa), entro sessanta giorni dalla notifica del verbale gli verrà notificato un ulteriore verbale con una sanzione a partire da 292 euro.

Se il conducente al momento della violazione era il proprietario si devono comunicare i dati

Molti automobilisti pensano, in assoluta buonafede, che il solo fatto di pagare la multa intestata a loro – magari anche in tempi rapidissimi per usufruire dello sconto del 30% sull’importo della sanzione – sia un’implicita ammissione di colpa, credendo così di non dover procedere con la comunicazione dei dati del conducente.

Tale presunzione era prevista nell’originaria formulazione dell’art. 126 bis, C.d.S, ma è stata dichiarata incostituzionale dalla sentenza n. 27/2005 della Corte Costituzionale.

Pertanto poiché non è previsto un meccanismo di questo tipo, la comunicazione dei dati deve essere effettuata anche se il conducente del veicolo al momento dell’infrazione era il proprietario dello stesso, altrimenti verrà notificata una seconda sanzione per l’omessa comunicazione dei dati.

Si deve inviare la comunicazione dei dati del conducente in caso di ricorso contro la multa

La circolare del 29 aprile 2011 del ministero dell’Interno ha stabilito che chi fa ricorso contro una multa non deve comunicare i dati del conducente prima della fine del provvedimento del Prefetto o della sentenza del Giudice di Pace, contrariamente la Corte di cassazione, con una recente sentenza, ha affermato che l’obbligo di comunicazione è indipendente dal ricorso e di conseguenza la comunicazione dei dati deve comunque essere effettuata.

Il risultato di questa differenza interpretativa è che alcuni organi tendono a seguire la prassi ministeriale, mentre altri, invece, tendono a seguire l’orientamento della Cassazione.

Tutti questi dubbi che vanno a creare altri problemi all’automobilista che si appresta a presentare ricorso contro la multa possono essere, parzialmente, risolti analizzando attentamente il verbale per verificare quale orientamento è seguito dall’organo che ha emesso il verbale (per un approfondimento vi consiglio questo articolo sulla comunicazione dei dati del conducente).

Come si effettua la comunicazione dei dati del conducente

Generalmente il verbale notificato al proprietario del veicolo contiene il modulo per effettuare la comunicazione dei dati del conducente.

Tuttavia è molto importante compilare correttamente ed in modo completo tale modulo, poiché un modulo incompleto equivale ad una mancata comunicazione dei dati e quindi da luogo all’emissione del secondo verbale per l’omessa comunicazione dei dati del conducente.

Inoltre è molto importante allegare alla dichiarazione dei dati del conducente la fotocopia della patente completa di sottoscrizione da parte del titolare della stessa.

Content Marketing strategie per il tuo sito web

Content Marketing: strategie per il tuo sito web

Occorre togliersi dalla testa che sia sufficiente essere presenti online per aumentare le vendite, soprattutto oggigiorno, quando i competitors sono tantissimi e molti di loro hanno compreso come bisogna saper utilizzare le strategie offerte dal marketing digitale.

Anche tu dovrai comprendere che applicando gli strumenti del marketing digitale come la presenza sui social media, sui siti web, usando l’e-mail marketing e tanto altro, potrai arrivare direttamente al tuo pubblico di interesse per poi interagire, fino a convertirlo in clientela.

Non è semplice pianificare una strategia di content marketing davvero efficace, per questo dovrai affidarti a esperti come Mirko Cuneo per creare contenuti di qualità: i principali sono quattro, ovvero intrattenere, ispirare, educare e convincere e possiamo vederli brevemente insieme.

1° contenuto di qualità: intrattenere

Per fare in modo che le persone navighino e soprattutto tornino a visitare il tuo sito web, devi fare in modo di saperli intrattenere: ad esempio, potresti creare dei contest con dei buoni, delle promozioni, dei quiz o dei video interessanti e divertenti.

Se tratti prodotti di bellezza, ad esempio, potresti mettere in palio dei campioncini da far provare a chi partecipa a un quiz fatto di domande per le amanti della cosmetica e del make-up. Devi saper intrattenere in modo piacevole e sempre leggero: con l’instant marketing, ad esempio, avendo riguardo per i trend topic, i contenuti possono essere ironici e al contempo rimanere legati al tuo brand.

2°contenuto di qualità: ispirare

Ricorda che i tuoi potenziali clienti prima di fare qualsiasi acquisto, in quasi l’80% dei casi, vanno prima a controllare le recensioni e le opinioni di chi ha già comprato il tuo prodotto o servizio. Per questo motivo ti consiglio di sfruttare i social media per fare marketing, in modo da generare commenti, recensioni, opinioni di chi ti ha scelto e lo farebbe ancora, ad esempio, perché ha usufruito di una tua promozione.

Proseguendo con l’esempio dei prodotti di bellezza, sappi che le persone amano vedere le foto di chi ha provato una determinata crema ed ha ottenuto dei miglioramenti cutanei. Questo tipo di testimonianza è in grado di coinvolgere i potenziali clienti e di fare leva sulla riprova sociale.

3° contenuto di qualità: educare

L’interazione con il tuo pubblico può essere fatta non solo presentando i prodotti, ma anche inserendo informazioni rilevanti e interessanti per i lettori. I consigli, le idee e le curiosità che possono rilevarsi utili per gli acquirenti, sono pubblicabili anche sui social, oltre che sul tuo blog e sul sito web, nei quali potrai inserire una sezione dedicata.

Per quanto concerne il settore della bellezza, potresti consigliare cosa fare in caso di determinate problematiche cutanee, suggerire delle idee per un make-up di tendenza, parlare di quali colori andranno di moda nella prossima stagione, ecc… Le amanti del settore adorano essere aggiornate e sapere quali saranno le novità, le tendenze e le curiosità. Così facendo che potrai educare il tuo pubblico all’acquisto.

4° contenuto di qualità: convincere

Inserisci una sezione dedicata alle faq da inserire nel tuo sito web, nel tuo blog o sul tuo e-commerce e crea una pagina composta da dei Case History per convincere le persone ad acquistare i tuoi prodotti o a utilizzare i servizi che offri.

Potresti affidarti a delle webinars o a dei video promozionali nel caso tu venda servizi, perché in questo caso sarebbero il canale comunicativo ideale. Quelli appena elencati sono tutti degli strumenti idonei per agevolare l’utente mentre si dirige verso una scelta consapevole dell’acquisto.

Ricambi no al compatibile, si all'originale

Ricambi: no al compatibile, si all’originale

Perché crediamo che sia meglio scegliere, sempre e comunque, ricambi auto originali, come quelli che appunto vengono commercializzati in via esclusiva dalle officine affiliate direttamente ai marchi? Siamo persone che non badano a spese, oppure magari che hanno interesse ad indirizzare i propri lettori verso questo tipo di attività?

Assolutamente no. Abbiamo infatti tutta una serie di ottimi motivi per spingere chi tra i nostri clienti è un vero appassionato di auto verso la scelta di ricambi della casa madre, senza pensare neanche per un secondo alle alternative che possono essere offerte dal mercato dei compatibili.

Perché compatibile, come avremo modo di vedere tra pochissimo, non vuol dire assolutamente nulla, e non dovrebbe voler dire nulla a maggior ragione per chi tiene davvero alla qualità della sua auto.

Ricambi compatibili? E chi lo dice che sono compatibili?

Partiamo con lo sgombrare il campo da un grandissimo equivoco, che anni di mercato senza alcun controllo hanno contribuito a radicare anche nella mente dei più svegli.

Sentiamo un gran parlare di ricambi compatibili, formula di marketing che sta in realtà ad indicare quelli che sono a tutti gli effetti ricambi non originali, con tutto quello che comportano in termini di rischi.

Un’operazione di marketing sicuramente intelligente, ma al tempo stesso non una delle più corrette. Perché il messaggio che passa utilizzando la locuzione “compatibili” è che questi pezzi siano in tutto e per tutto uguali agli originali, ma che siano usciti però da una fabbrica diversa.

Le cose non stanno ovviamente così. Perché chi produce ricambi compatibili non solo non ha accesso al marchio direttamente, ma non ha accesso a tutta una serie di importantissime informazioni che sono necessarie per realizzare pezzi di ricambio davvero al top degli standard qualitativi.

Auto? Troppo tecnologiche oggi per fare reverse engineering come un tempo

Il reverse engineering è una pratica intelligente e talvolta lodevole. Si parte dal pezzo finito per ricavarne forma, funzionalità e anche materiali utilizzati.

E questo ha potuto funzionare egregiamente per tutto il periodo in cui le auto non erano altro che delle carrozze a motore, con un livello tecnologico estremamente basso.

Oggi che le auto invece integrano componenti elettroniche, ricorrendo inoltre a leghe speciali e a strutture tecnologiche molto importanti, fare reverse engineering per chi produce pezzi compatibili non è facile.

Anzi, è quasi impossibile. Motivo per il quale non possiamo neanche soltanto pensare di acquistare, sul mercato parallelo, dei pezzi di ricambio che siano tanto buono quanto quelli originali.

Per chi è lungimirante meglio investire oggi

Se sei tra coloro i quali sono lungimiranti e vogliono un’auto che conservi valore e sicurezza nel tempo, quella dei ricambi originali diventa una sorta di scelta obbligata, una scelta obbligata che non può in alcun modo essere contestata per un risparmio del 10 o del 30%.

Perché in commercio non ci sono mai pasti gratis e quando acquisti un pezzo che costa molto meno, vuol dire che ne stai acquistando uno che vale molto meno. Con tutto quello che ne comporta per la sicurezza, i consumi e la durata della tua auto.

Una cosa che si riflette anche sul valore che conserverà se un giorno volessi pensare di venderla.

coltelli arrotino

Addio all’arrotino, ecco gli affilacoltelli professionali!

È capitato un po’ a tutti di ritrovarsi a maledire qualche coltello della cucina perchè non taglia più come un tempo! E’, in effetti, una cosa abbastanza irritante, cui una volta si poneva rimedio affidandosi all’esperto che passava in città e nei paesini, di strada in strada e di cortile in cortile, urlando “è arrivato l’arrotino” e richiamando così decine di massaie desiderose di affilare le lame dei propri coltelli.

L’affilatura avveniva grazie ad una bicicletta che, in pratica, si trasformava in una sorta di mola professionale. Questo mestiere, che se vogliamo aveva anche un suo fascino, purtroppo è andato via via scomparendo e quindi, al giorno d’oggi, se non si vogliono cambiare frequentemente i coltelli della propria cucina, in qualche modo ci si deve arrangiare.

Lo strumento cui più frequentemente si ricorre è il cosiddetto acciaino, una specie di lunga lima a sezione tonda, tanto per intenderci quell’attrezzo che spesso vediamo usare quando andiamo dal macellaio o dal salumiere. L’acciaino, però, può essere sì utile per correggere e migliorare lì per lì l’affilatura del coltello, ma si tratta di una soluzione temporanea, in grado di migliorare il taglio sul momento ma non di risolvere il problema all’origine, se il coltello davvero risulta ormai usurato e poco efficiente.

Per ridare nuova vita ai vecchi coltelli di casa, l’unica vera soluzione è quella di affidarsi ad un affilacoltelli professionale, uno strumento in grado di far tornare davvero come nuove le lame più usurate. In commercio ne esistono di vari tipi, realizzati con tecniche e materiali diversi, e quindi anche con prezzi più o meno alti.

Diciamo che, in linea di massima, per ottenere buoni risultati per uno uso essenzialmente domestico, non è assolutamente necessario spendere grosse cifre: è infatti possibile trovare ottimi attrezzi professionali senza dover sborsare somme troppo elevate.

Peraltro, non bisogna dimenticare che talvolta l’utilizzo di lame poco taglienti può risultare, paradossalmente, più pericoloso rispetto all’utilizzo di lame ben affilate. Questo perché ci si ritrova ad esercitare una maggior pressione sui cibi da tagliare e, in generale, a compiere dei movimenti errati, cosa che potrebbe aumentare il rischio di procurarsi un bel taglio. Dunque, molto meglio usare, ovviamente con la dovuta attenzione, dei coltelli sempre molto ben affilati. I cibi stessi risulteranno meglio tagliati, e il rischio di farsi male diminuirà.

Un’idea di quello che potrebbe essere un affilacoltelli professionale si può avere, ad esempio, guardando questo sito. Uno dei materiali che vengono utilizzati per realizzare gli affilacoltelli più moderni è il carburo di tungsteno. Essendo particolarmente duro e resistente, questo materiale risulta particolarmente adatto per garantire un’ottima affinatura fine, vale a dire la manutenzione quotidiana dei coltelli di casa.

Ma, al tempo stesso, il carburo di tungsteno è un materiale in grado di restituire l’antico splendore anche alle lame più usurate, danneggiate ed opache. Inoltre, risulta perfetto anche solo per una semplice lucidatura ed ha il vantaggio di essere adatto anche in caso di lame seghettate.
Insomma, al giorno d’oggi non esiste più la figura anche un po’ poetica dell’arrotino che gira in bicicletta tra i palazzi, ma riuscire ad avere dei coltelli sempre efficienti e splendenti nella propria cucina è diventato ancor più semplice. Capita spesso che un coltello ci cada di mano e che quindi la lama si danneggi urtando il pavimento, così come è fisiologico che le lame si consumino man mano che vengono utilizzate.

Oggi è possibile avere a casa, sempre a portata di mano, un affilacoltelli professionale, poco ingombrante e non necessariamente costoso, per evitare ogni volta di dover buttare i coltelli che non funzionano più bene. Questo può avere, tra l’altro, un impatto positivo non solo sul portafoglio (non sarà più necessario riacquistare un intero set di coltelli, solo per poterne rimpiazzare uno o due), ma anche dal punto di vista ambientale: perché, infatti, buttar via un qualcosa che può essere riparato e che può quindi tornare a funzionare perfettamente?

Come scegliere i ventilatori industriali

Come scegliere i ventilatori industriali

Un ventilatore industriale è una di quelle risorse che cambiano la vita ad un’impresa, perché è grazie alla sua efficienza, silenziosità e potenza che i tuoi operai potranno rendere al meglio in tutte le stagioni, soprattutto in estate, senza il rischio di essere sopraffatti dalle polveri.

Al giorno d’oggi bisogna distinguere ventilatori industriali (approfondisci sul sito https://ventilazionesicura.it/), di processo e aspiratori, tre categorie differenti che intervengono in tantissimi campi operativi, ma che hanno delle peculiarità che le rendono non intercambiabili.

Differenti categorie di ventilatori industriali

Più propriamente si deve distinguere fra gli impianti per immissione e quelli per estrazione dell’aria dagli spazi lavorativi. Esistono differenti categorie, spesso con peculiarità costruttive che dipendono strettamente dall’ambiente dove sono installati.

Un ambiente come una fonderia oppure in regime ATEX richiederanno architetture e componentistiche adatte per non rischiare problemi. I ventilatori industriali devono garantire un funzionamento esteso nel tempo, con prestazioni stabili tracciabili e adatte ai diversi tipi di spazi a cui sono destinati.

I sistemi di ventilazione per l’industria spesso sono installati in ambienti dove il funzionamento è continuo 24 ore su 24, tutto l’anno e le prestazioni possono essere critiche, sia per le dinamiche di processo che per la sicurezza dei suoi operatori.

Si deve comunque necessariamente fare una distinzione fra gli impianti destinati agli spazi abitativi come gli uffici e quelli operativi. I primi possono avere prestazioni professionali, ma limitate dal punto di vista della sicurezza. Gli altri, quelli che devono essere installati all’interno di spazi produttivi, spesso devono sottostare a parametri estremamente rigidi.

Caratteristiche costruttive

Un ventilatore destinato ad applicazioni industriali deve possedere delle caratteristiche costruttive particolari a partire dal fatto che è necessario che i cuscinetti della ventola siano affidabili per un uso continuo in ambiente ostile, come potrebbe essere l’interno di una fonderia.

La struttura deve essere tale da consentire una revisione periodica delle parti in movimento e la necessaria lubrificazione, che in un ambiente ovviamente polveroso è indispensabile perché il ventilatore industriale non si blocchi nel momento peggiore.

Anche le pale devono sottostare a particolari richieste, perché ad esempio un ambiente ad alta temperatura non tollera l’uso di ventilatori in plastica, mentre uno destinato per spazi a rischio esplosione dovrà essere realizzato in maniera tale da rendere nulli gli inneschi possibili.

Persino l’orientamento del sistema di aerazione può essere critico, perché sotto determinate condizioni si possono avere accumuli di polveri statiche potenzialmente soggette a rischio incendio, anche per ricaduta, cioè nel caso in cui si stacchino e tornino nell’ambiente.

Nel momento in cui decidi di dotare la tua impresa di un sistema di ventilazione industriale, dovrai quindi conoscere bene le condizioni operative a cui si era sottoposto. Soprattutto richiedere all’installatore di produrre tutta la letteratura necessaria per confermare che l’installazione è avvenuta a regola d’arte.

Scegliere bene vuol dire avere un impianto efficiente

Dall’efficienza del tuo impianto di ventilazione industriale può dipendere il tuo flusso di processo. Non puoi permetterti di rischiare un’interruzione perché hai fatto montare a risparmio un oggetto inadatto o non certificato. Ne va della incolumità dei tuoi operatori e il rischio di dover spendere un capitale per un aggiornamento è sempre molto alto.

Zanzariere plissettate, una grande innovazione

Zanzariere plissettate, una grande innovazione

Le zanzariere plissettate (come quelle che trovi sul sito di https://www.shark-net.com/) rappresentano una novità di rilievo per evitare l’ingresso di insetti ed animali vari nella propria casa. Il termine, attinto alla sartoria ed ispirato alle gonne a pieghe, richiama in maniera inequivocabile il loro aspetto.

Confrontati ai modelli di concezione meno recente, questi dispositivi hanno un prezzo più alto al momento dell’acquisto, ma consentono di risparmiare nel medio-lungo termine. Richiedono una manutenzione ridotta all’osso e possiedono un’elevata resistenza alle intemperie. Tuttavia, l’installazione delle versioni plissè non si limita a tali vantaggi.

Proseguendo nella lettura si entrerà nel dettaglio su queste ed altre qualità che ne fanno uno strumento di protezione irrinunciabile.

Zanzariere plissettate: alta sicurezza e versatilità

Le reti plissè sono perfette per le zone di passaggio frequente e non necessitano di grandi manutenzioni. Tale conformazione evita alla radice il danneggiamento dei dispositivi a molla, presenti nelle versioni avvolgenti. A causa delle continue sollecitazioni, infatti, queste ultime vanno sottoposte ad interventi periodici, con conseguenti disagi dovuti ai tempi di attesa ed alle spese da sostenere.

Altro punto a favore delle zanzariere plissettate è il loro scorrimento agevole, che ne conferisce un alto livello di sicurezza. Per muovere le reti in verticale o in orizzontale, infatti, non occorre fare pressione al centro della barra maniglia: il movimento può partire anche da un’estremità di quest’ultima. Tale peculiarità ne semplifica l’apertura anche a bambini, anziani e disabili e ne rende l’utilizzo privo di rischi.

Grazie alla presenza di guide ad altezza ridotta, spesso prive di barriera inferiore, risultano facili da pulire e non presentano difficoltà nella rimozione dello sporco annidato. Basta usare l’aspirapolvere nelle parti scorrevoli ed un panno inumidito di acqua o di alcool per liberare la rete dagli accumuli di polvere.

Il materiale ideale nelle zanzariere di ultima generazione è l’alluminio estruso, con protezione mediante film in polivinilcloruro (PVC). Si tratta di una delle soluzioni maggiormente apprezzate, comune anche nei telai ad effetto legno, in quanto resistente agli agenti atmosferici. L’assortimento può contare su una vasta gamma di colori anche per le reti, disponibili in nero, grigio ed altre tonalità cromatiche, per abbinamenti ottimali con ogni tipo di arredamento.

Il montaggio delle zanzariere plissettate

L’installazione è agevole anche in presenza di dislivelli. Con l’aggiunta di supporti idonei, i modelli plissè si adattano facilmente a porte e finestre di dimensioni differenti da quelle standard, permettendo di correggere perfino eventuali errori di fuorisquadro.

Il montaggio parte dalle guide orizzontali in alto, che fungono da struttura portante del telaio. Dopo aver inserito gli angolari (che fungono da compensatori supplementari), avviene il fissaggio sulla sommità del vano, che deve essere asciutto, pulito e privo di polvere. Alcuni produttori predispongono l’installazione mediante film biadesivo, ma è preferibile usare viti e trapano.

Si procede in maniera analoga anche per gli scorrevoli in basso, che devono rimanere perfettamente paralleli a quelli nella parte superiore. Dal rispetto di questo requisito dipenderà la fluidità del movimento impresso.

Dopodiché si inserisce il montante di partenza, tra l’angolare alto e quello basso, dal lato scelto per l’inizio dello spostamento. A questo punto, basta aggiungere la rete corredata di supporto metallico, seguendo le istruzioni riportate nel kit di assemblaggio. Si concludono le operazioni effettuando una prova di scorrimento.