Fresa per legno elicoidale, come sceglierla al meglio

Una fresa per legno è disponibile in diverse tipologie differenti. Non è facile portare avanti tutte le dovute valutazioni per una scelta di questo tipo, ma attuando i giusti accorgimenti tutto diventa possibile. Ecco quali sono gli elementi da tenere d’occhio al momento dell’acquisto di una qualsiasi fresa per legno elicoidale, che è tra le tipologie più diffuse in commercio.

Che cos’è una fresa per legno elicoidale

La fresa per legno è diventata uno degli oggetti essenziali per ogni falegname o carpentiere. Tale oggetto consente di modellare il legno a proprio piacimento, con la prospettiva di ottenere risultati soddisfacenti per il proprio lavoro. Entrando nei particolari, una fresa elicoidale si contraddistingue rispetto alle altre perché dotata di un tagliente a forma di elica, in grado di fornire una finitura di assoluto rilievo. Inoltre, un pezzo così sofisticato viene concepito interamente in metallo duro, garantendo una resistenza davvero sorprendente.

L’importanza della quantità di taglienti per una fresa per legno elicoidale

Quando ci si accinge all’acquisto di una fresa elicoidale per legno, uno dei primi aspetti che vanno tenuti in considerazione riguarda la quantità di taglienti presenti. Di solito, questa cifra è compresa tra uno e tre, ma si può intuire già dalla letterina Z ben visibile nella relativa descrizione tecnica. Maggiore è il numero di taglienti, superiore è la qualità della finitura su un singolo pezzo. Al tempo stesso, bisogna prestare attenzione ad avanzare con maggiore rapidità su una determinata superficie, in maniera da rimuovere ogni traccia di truciolo dalla stessa. In linea di massima, una fresa a due taglienti è già sufficiente per ottenere risultati soddisfacenti, senza dover obbligatoriamente adoperare prodotti dalla quantità eccessiva.

Come funziona l’inclinazione dei taglienti per ogni fresa

Un altro aspetto che non va lasciato in secondo piano riguarda l’inclinazione dei taglienti di una fresa per legno, nota anche come orientamento. Sono tre le tipologie disponibili in questo senso.

  • Il tagliente ad elica positiva fa in modo che il truciolo venga spostato dal basso verso l’alto, con una finitura perfetta alla base e la chance di effettuare passate molto profonde.
  • Il tagliente ad elica negativa serve a spingere il truciolo dall’alto verso il basso. In tal caso, la finitura raggiunge la perfezione nella parte alta, il rivestimento non viene sollevato in caso di legno rivestito, le passate vengono effettuate con profondità limitate e non si può entrare in verticale nel relativo pezzo.
  • Il tagliente a doppia elica, infine, prevede una parte positiva e una negativa, con finitura ideale sia sopra sia sotto. Consente alla fresa di restare attaccata al relativo legno e garantisce un lavoro di sicuro affidamento. Ad ogni modo, la doppia elica ha l’inconveniente di richiedere una maggiore manualità ed esperienza.

Le conclusioni inerenti alle frese per legno elicoidale

Nel complesso, prima di scegliere una fresa per legno di tipo elicoidale che si adatti perfettamente alle esigenze di chi ne necessiti, bisogna tenere d’occhio una sequenza di parametri ben precisi. Che si tratti di un falegname o carpentiere professionista, o più semplicemente di una persona poco esperta che intende eseguire piccoli lavori domestici, è importante acquisire i giusti utensili per un lavoro in legno dalla qualità certificata. In tali casi, chiedere prima aiuto a professionisti del settore e trovare gli attrezzi adatti ad ogni contesto può risultare fondamentale.

La comunicazione dei dati del conducente in caso di multa

La comunicazione dei dati del conducente in caso di multa

Chi viene “sorpreso” da un autovelox o altro dispositivo elettronico deve fare i conti anche con la burocrazia, non tutti sanno che dopo aver pagato una multa stradale si corre il rischio di prendere un’altra sanzione, che può essere anche maggiore di quella principale.

Questo problema si pone con riferimento alle infrazioni che non vengono contestate immediatamente, ovvero quelle infrazioni per le quali non si procede al fermo immediato del mezzo (ad esempio le infrazioni rilevate con autovelox e più in generale con i dispositivi elettronici).

In questi casi il verbale viene notificato all’intestatario del veicolo, cioè al proprietario dello stesso, il quale dovrà comunicare i dati della persona che era al volante al momento della violazione.

In questo modo, a seguito della comunicazione dei dati del conducente si potrà procedere alla decurtazione dei punti nei confronti della persona che ha effettivamente commesso l’infrazione contestata con il verbale.

Se la comunicazione dei dati del conducente viene effettuata entro il termine di sessanta giorni dalla notifica del verbale verranno decurtati i punti alla persona che era alla guida al momento della violazione.

Mentre se il proprietario dell’auto non comunica i dati del conducente (o come vedremo invia una comunicazione non completa), entro sessanta giorni dalla notifica del verbale gli verrà notificato un ulteriore verbale con una sanzione a partire da 292 euro.

Se il conducente al momento della violazione era il proprietario si devono comunicare i dati

Molti automobilisti pensano, in assoluta buonafede, che il solo fatto di pagare la multa intestata a loro – magari anche in tempi rapidissimi per usufruire dello sconto del 30% sull’importo della sanzione – sia un’implicita ammissione di colpa, credendo così di non dover procedere con la comunicazione dei dati del conducente.

Tale presunzione era prevista nell’originaria formulazione dell’art. 126 bis, C.d.S, ma è stata dichiarata incostituzionale dalla sentenza n. 27/2005 della Corte Costituzionale.

Pertanto poiché non è previsto un meccanismo di questo tipo, la comunicazione dei dati deve essere effettuata anche se il conducente del veicolo al momento dell’infrazione era il proprietario dello stesso, altrimenti verrà notificata una seconda sanzione per l’omessa comunicazione dei dati.

Si deve inviare la comunicazione dei dati del conducente in caso di ricorso contro la multa

La circolare del 29 aprile 2011 del ministero dell’Interno ha stabilito che chi fa ricorso contro una multa non deve comunicare i dati del conducente prima della fine del provvedimento del Prefetto o della sentenza del Giudice di Pace, contrariamente la Corte di cassazione, con una recente sentenza, ha affermato che l’obbligo di comunicazione è indipendente dal ricorso e di conseguenza la comunicazione dei dati deve comunque essere effettuata.

Il risultato di questa differenza interpretativa è che alcuni organi tendono a seguire la prassi ministeriale, mentre altri, invece, tendono a seguire l’orientamento della Cassazione.

Tutti questi dubbi che vanno a creare altri problemi all’automobilista che si appresta a presentare ricorso contro la multa possono essere, parzialmente, risolti analizzando attentamente il verbale per verificare quale orientamento è seguito dall’organo che ha emesso il verbale (per un approfondimento vi consiglio questo articolo sulla comunicazione dei dati del conducente).

Come si effettua la comunicazione dei dati del conducente

Generalmente il verbale notificato al proprietario del veicolo contiene il modulo per effettuare la comunicazione dei dati del conducente.

Tuttavia è molto importante compilare correttamente ed in modo completo tale modulo, poiché un modulo incompleto equivale ad una mancata comunicazione dei dati e quindi da luogo all’emissione del secondo verbale per l’omessa comunicazione dei dati del conducente.

Inoltre è molto importante allegare alla dichiarazione dei dati del conducente la fotocopia della patente completa di sottoscrizione da parte del titolare della stessa.

Ricambi no al compatibile, si all'originale

Ricambi: no al compatibile, si all’originale

Perché crediamo che sia meglio scegliere, sempre e comunque, ricambi auto originali, come quelli che appunto vengono commercializzati in via esclusiva dalle officine affiliate direttamente ai marchi? Siamo persone che non badano a spese, oppure magari che hanno interesse ad indirizzare i propri lettori verso questo tipo di attività?

Assolutamente no. Abbiamo infatti tutta una serie di ottimi motivi per spingere chi tra i nostri clienti è un vero appassionato di auto verso la scelta di ricambi della casa madre, senza pensare neanche per un secondo alle alternative che possono essere offerte dal mercato dei compatibili.

Perché compatibile, come avremo modo di vedere tra pochissimo, non vuol dire assolutamente nulla, e non dovrebbe voler dire nulla a maggior ragione per chi tiene davvero alla qualità della sua auto.

Ricambi compatibili? E chi lo dice che sono compatibili?

Partiamo con lo sgombrare il campo da un grandissimo equivoco, che anni di mercato senza alcun controllo hanno contribuito a radicare anche nella mente dei più svegli.

Sentiamo un gran parlare di ricambi compatibili, formula di marketing che sta in realtà ad indicare quelli che sono a tutti gli effetti ricambi non originali, con tutto quello che comportano in termini di rischi.

Un’operazione di marketing sicuramente intelligente, ma al tempo stesso non una delle più corrette. Perché il messaggio che passa utilizzando la locuzione “compatibili” è che questi pezzi siano in tutto e per tutto uguali agli originali, ma che siano usciti però da una fabbrica diversa.

Le cose non stanno ovviamente così. Perché chi produce ricambi compatibili non solo non ha accesso al marchio direttamente, ma non ha accesso a tutta una serie di importantissime informazioni che sono necessarie per realizzare pezzi di ricambio davvero al top degli standard qualitativi.

Auto? Troppo tecnologiche oggi per fare reverse engineering come un tempo

Il reverse engineering è una pratica intelligente e talvolta lodevole. Si parte dal pezzo finito per ricavarne forma, funzionalità e anche materiali utilizzati.

E questo ha potuto funzionare egregiamente per tutto il periodo in cui le auto non erano altro che delle carrozze a motore, con un livello tecnologico estremamente basso.

Oggi che le auto invece integrano componenti elettroniche, ricorrendo inoltre a leghe speciali e a strutture tecnologiche molto importanti, fare reverse engineering per chi produce pezzi compatibili non è facile.

Anzi, è quasi impossibile. Motivo per il quale non possiamo neanche soltanto pensare di acquistare, sul mercato parallelo, dei pezzi di ricambio che siano tanto buono quanto quelli originali.

Per chi è lungimirante meglio investire oggi

Se sei tra coloro i quali sono lungimiranti e vogliono un’auto che conservi valore e sicurezza nel tempo, quella dei ricambi originali diventa una sorta di scelta obbligata, una scelta obbligata che non può in alcun modo essere contestata per un risparmio del 10 o del 30%.

Perché in commercio non ci sono mai pasti gratis e quando acquisti un pezzo che costa molto meno, vuol dire che ne stai acquistando uno che vale molto meno. Con tutto quello che ne comporta per la sicurezza, i consumi e la durata della tua auto.

Una cosa che si riflette anche sul valore che conserverà se un giorno volessi pensare di venderla.

coltelli arrotino

Addio all’arrotino, ecco gli affilacoltelli professionali!

È capitato un po’ a tutti di ritrovarsi a maledire qualche coltello della cucina perchè non taglia più come un tempo! E’, in effetti, una cosa abbastanza irritante, cui una volta si poneva rimedio affidandosi all’esperto che passava in città e nei paesini, di strada in strada e di cortile in cortile, urlando “è arrivato l’arrotino” e richiamando così decine di massaie desiderose di affilare le lame dei propri coltelli.

L’affilatura avveniva grazie ad una bicicletta che, in pratica, si trasformava in una sorta di mola professionale. Questo mestiere, che se vogliamo aveva anche un suo fascino, purtroppo è andato via via scomparendo e quindi, al giorno d’oggi, se non si vogliono cambiare frequentemente i coltelli della propria cucina, in qualche modo ci si deve arrangiare.

Lo strumento cui più frequentemente si ricorre è il cosiddetto acciaino, una specie di lunga lima a sezione tonda, tanto per intenderci quell’attrezzo che spesso vediamo usare quando andiamo dal macellaio o dal salumiere. L’acciaino, però, può essere sì utile per correggere e migliorare lì per lì l’affilatura del coltello, ma si tratta di una soluzione temporanea, in grado di migliorare il taglio sul momento ma non di risolvere il problema all’origine, se il coltello davvero risulta ormai usurato e poco efficiente.

Per ridare nuova vita ai vecchi coltelli di casa, l’unica vera soluzione è quella di affidarsi ad un affilacoltelli professionale, uno strumento in grado di far tornare davvero come nuove le lame più usurate. In commercio ne esistono di vari tipi, realizzati con tecniche e materiali diversi, e quindi anche con prezzi più o meno alti.

Diciamo che, in linea di massima, per ottenere buoni risultati per uno uso essenzialmente domestico, non è assolutamente necessario spendere grosse cifre: è infatti possibile trovare ottimi attrezzi professionali senza dover sborsare somme troppo elevate.

Peraltro, non bisogna dimenticare che talvolta l’utilizzo di lame poco taglienti può risultare, paradossalmente, più pericoloso rispetto all’utilizzo di lame ben affilate. Questo perché ci si ritrova ad esercitare una maggior pressione sui cibi da tagliare e, in generale, a compiere dei movimenti errati, cosa che potrebbe aumentare il rischio di procurarsi un bel taglio. Dunque, molto meglio usare, ovviamente con la dovuta attenzione, dei coltelli sempre molto ben affilati. I cibi stessi risulteranno meglio tagliati, e il rischio di farsi male diminuirà.

Un’idea di quello che potrebbe essere un affilacoltelli professionale si può avere, ad esempio, guardando questo sito. Uno dei materiali che vengono utilizzati per realizzare gli affilacoltelli più moderni è il carburo di tungsteno. Essendo particolarmente duro e resistente, questo materiale risulta particolarmente adatto per garantire un’ottima affinatura fine, vale a dire la manutenzione quotidiana dei coltelli di casa.

Ma, al tempo stesso, il carburo di tungsteno è un materiale in grado di restituire l’antico splendore anche alle lame più usurate, danneggiate ed opache. Inoltre, risulta perfetto anche solo per una semplice lucidatura ed ha il vantaggio di essere adatto anche in caso di lame seghettate.
Insomma, al giorno d’oggi non esiste più la figura anche un po’ poetica dell’arrotino che gira in bicicletta tra i palazzi, ma riuscire ad avere dei coltelli sempre efficienti e splendenti nella propria cucina è diventato ancor più semplice. Capita spesso che un coltello ci cada di mano e che quindi la lama si danneggi urtando il pavimento, così come è fisiologico che le lame si consumino man mano che vengono utilizzate.

Oggi è possibile avere a casa, sempre a portata di mano, un affilacoltelli professionale, poco ingombrante e non necessariamente costoso, per evitare ogni volta di dover buttare i coltelli che non funzionano più bene. Questo può avere, tra l’altro, un impatto positivo non solo sul portafoglio (non sarà più necessario riacquistare un intero set di coltelli, solo per poterne rimpiazzare uno o due), ma anche dal punto di vista ambientale: perché, infatti, buttar via un qualcosa che può essere riparato e che può quindi tornare a funzionare perfettamente?

Come scegliere i ventilatori industriali

Come scegliere i ventilatori industriali

Un ventilatore industriale è una di quelle risorse che cambiano la vita ad un’impresa, perché è grazie alla sua efficienza, silenziosità e potenza che i tuoi operai potranno rendere al meglio in tutte le stagioni, soprattutto in estate, senza il rischio di essere sopraffatti dalle polveri.

Al giorno d’oggi bisogna distinguere ventilatori industriali (approfondisci sul sito https://ventilazionesicura.it/), di processo e aspiratori, tre categorie differenti che intervengono in tantissimi campi operativi, ma che hanno delle peculiarità che le rendono non intercambiabili.

Differenti categorie di ventilatori industriali

Più propriamente si deve distinguere fra gli impianti per immissione e quelli per estrazione dell’aria dagli spazi lavorativi. Esistono differenti categorie, spesso con peculiarità costruttive che dipendono strettamente dall’ambiente dove sono installati.

Un ambiente come una fonderia oppure in regime ATEX richiederanno architetture e componentistiche adatte per non rischiare problemi. I ventilatori industriali devono garantire un funzionamento esteso nel tempo, con prestazioni stabili tracciabili e adatte ai diversi tipi di spazi a cui sono destinati.

I sistemi di ventilazione per l’industria spesso sono installati in ambienti dove il funzionamento è continuo 24 ore su 24, tutto l’anno e le prestazioni possono essere critiche, sia per le dinamiche di processo che per la sicurezza dei suoi operatori.

Si deve comunque necessariamente fare una distinzione fra gli impianti destinati agli spazi abitativi come gli uffici e quelli operativi. I primi possono avere prestazioni professionali, ma limitate dal punto di vista della sicurezza. Gli altri, quelli che devono essere installati all’interno di spazi produttivi, spesso devono sottostare a parametri estremamente rigidi.

Caratteristiche costruttive

Un ventilatore destinato ad applicazioni industriali deve possedere delle caratteristiche costruttive particolari a partire dal fatto che è necessario che i cuscinetti della ventola siano affidabili per un uso continuo in ambiente ostile, come potrebbe essere l’interno di una fonderia.

La struttura deve essere tale da consentire una revisione periodica delle parti in movimento e la necessaria lubrificazione, che in un ambiente ovviamente polveroso è indispensabile perché il ventilatore industriale non si blocchi nel momento peggiore.

Anche le pale devono sottostare a particolari richieste, perché ad esempio un ambiente ad alta temperatura non tollera l’uso di ventilatori in plastica, mentre uno destinato per spazi a rischio esplosione dovrà essere realizzato in maniera tale da rendere nulli gli inneschi possibili.

Persino l’orientamento del sistema di aerazione può essere critico, perché sotto determinate condizioni si possono avere accumuli di polveri statiche potenzialmente soggette a rischio incendio, anche per ricaduta, cioè nel caso in cui si stacchino e tornino nell’ambiente.

Nel momento in cui decidi di dotare la tua impresa di un sistema di ventilazione industriale, dovrai quindi conoscere bene le condizioni operative a cui si era sottoposto. Soprattutto richiedere all’installatore di produrre tutta la letteratura necessaria per confermare che l’installazione è avvenuta a regola d’arte.

Scegliere bene vuol dire avere un impianto efficiente

Dall’efficienza del tuo impianto di ventilazione industriale può dipendere il tuo flusso di processo. Non puoi permetterti di rischiare un’interruzione perché hai fatto montare a risparmio un oggetto inadatto o non certificato. Ne va della incolumità dei tuoi operatori e il rischio di dover spendere un capitale per un aggiornamento è sempre molto alto.

Camice da estetista: il biglietto da visita della professionista

Camice da estetista: il biglietto da visita della professionista

Qualsiasi professione richiede un abbigliamento idoneo, differenziato sulla base della tipologia di attività nonché della clientela che si rapporta appunto con il professionista.

Esattamente come per esercitare il proprio mestiere occorrono quindi degli strumenti specifici, anche il vestiario ricopre un ruolo fondamentale. Non è esente da questa regola nemmeno il camice estetista (approfondisci qui https://www.beautystreet.it/36-tuniche-divise-professionali), che deve rispettare alcuni requisiti fondamentali. Vediamo insieme quali sono.

Camice da estetista

Partiamo da un presupposto: per un cliente, vedere un professionista che si presenta in un “certo modo”, con la divisa pulita e in ordine, è importantissimo. Lo stesso concetto vale anche per coloro che si rapportano ad un estetista, il quale deve indossare un abbigliamento adeguato. Il camice ad esempio, deve essere lungo o eventualmente tagliato sulle gambe, così da agevolare i movimenti.

Non è importante che l’opera dell’estetista venga prestata presso un centro di grandi dimensioni, con molte dipendenti, oppure un laboratorio privato: il camice rappresenta il biglietto da visita della professionista, da indossarsi durante tutto l’arco della giornata lavorativa. Dobbiamo anche specificare che alla divisa è assegnato anche un grande potere comunicativo, quello del brand. Proprio per questo motivo, nei centri estetici, sarebbe opportuna la presenza di un logo stampato sul camice.

Quali sono i requisiti

In prima battuta, seppur possa apparire superfluo specificarlo, un camice estetista deve essere comodo, così che possa permettere all’estetista di muoversi tranquillamente e compiere le manovre corrette, anche quelle più difficili. In secondo luogo troviamo la freschezza dei tessuti. A tal proposito, la scelta più corretta è quella del cotone con eventuale aggiunta di poliestere, così da disperdere adeguatamente il calore.

Per quanto riguarda il colore, in linea di massima è possibile utilizzare qualsiasi tonalità. Ognuna di queste però, ha alcuni vantaggi, ma anche degli svantaggi:

Bianco. Sicuramente il bianco è segno di ordine e igiene, ma chiaramente si può sporcare molto più facilmente. Nel caso venisse indossato con una certa frequenza, a meno di non avere molti cambi, è meglio optare per tonalità più scure.
Blu. Colore sempre in auge, è sufficientemente scuro da mimetizzare eventuali macchie di smalto, olio o cera.
Rosso. Il rosso rappresenta un’ottima alternativa, perché copre sufficientemente lo sporco, ma dona anche un buon grado di vivacità, anche e soprattutto durante il periodo invernale.
Nero. Il nero è uno degli evergreen dei centri estetici. Un camice di questo tipo è perfetto sia per un centro estetico che un negozio da parrucchiera. Coordinando un camice nero ad una cintura chiusa in vita, dona un tocco di eleganza da non sottovalutare nel rapporto con i clienti.

Alcuni modelli più diffusi

In commercio possiamo trovare moltissimi modelli di camice da estetista. A prescindere dalle loro caratteristiche, nel caso di un centro estetico sarebbe opportuno chiedere consiglio anche ai dipendenti su eventuali preferenze. Ad ogni modo, il taglio più classico è sicuramente quello a camicia, la cui chiusura avviene con i bottoni.

Questa tipologia di camice lascia chiaramente una grande libertà nei movimenti, sia per il busto che per le gambe, e può essere sia con colletto che privo di ques’ultimo, da scegliersi magari a seconda della stagione.

Un altro modello molto utilizzato, è quello kimono, che ha un taglio trasversale sul retro, e il tipico colletto a pistagna. Il kimono è perfetto per qualsiasi tipologia di centro estetico, senza dimenticare che si può abbinare a qualsiasi tipologia di indumento.

Infine il terzo modello, anche questo molto diffuso, è il camice lungo, idoneo soprattutto per quelle professioniste che si occupano in maniera prevalente di cerette, e che quindi sono più soggette a macchiare il camice con unguenti e olii post depilatori.

Meglio smartphone o macchinetta compatta per fare foto

Meglio uno smartphone o una macchinetta compatta per fare foto?



Anche se oggi la maggior parte delle foto e dei video può essere ottenuta con un semplice tap sullo smartphone e creare fantastici effetti fotografici con pochi clic, affidarsi allo scatto di una fotocamera digitale rimane sempre la scelta migliore, sia che si tratti di una compatta, di una camera mirrorless o reflex, queste macchine offrono tutte più possibilità e una migliore qualità d’immagine.

Sul mercato ci sono modelli di formato estremamente compatto, dotati di zoom gigantesco e in grado di offrire una straordinaria qualità fotografica, ma purtroppo tutte queste caratteristiche non possono essere racchiuse in un’unica fotocamera. Ad esempio la Canon SX740 presenta un formato che consente all’utilizzatore di infilarla nella tasca della giacca, mentre la voluminosa Sony Cybershot HX350 è dotata di uno zoom 50x, idoneo per scattare foto durante un safari e, con un formato di foto tradizionale, può sfruttare una lunghezza focale da 24 a 1200 millimetri.

Per una fotocamera reflex, un obiettivo di questo tipo non avrebbe nè un prezzo accessibile e nè sarebbe comodo da portare con sé. In ogni caso, nella fascia di prezzo da 300 Euro, vale la pena ugualmente prendere in considerazione anche un modello reflex. La Nikon D3500, ad esempio, è in grado di fornire immagini straordinarie, ma chi aspira ad una qualità fotografica migliore, dovrà essere disposto a spendere molto di più. Nella parte alta della fascia dei prezzi, i perfezionisti saranno lieti di trovare una vasta offerta di fotocamere full frame.

Questo formato è reso possibile dalle dimensioni del sensore, grande all’inarca come il negativo di una foto tradizionale (24 x 36 millimetri). Queste camere offrono la migliore qualità per foto e video, ma possono arrivare a costare oltre 2000 Euro. Per tutte le fasce di prezzo vale comunque la regola che, chi attribuisce massima importanza alla qualità dell’immagine, dovrebbe orientarsi su un modello dotato possibilmente di un grande sensore.

Quanto più grande è il sensore, tanta più luce sarà in grado di catturare per i singoli pixel e tutto questo consentirà alla camera di gestire meglio le differenze di luminosità e di eliminare le imperfezioni che possono causare distorsioni nell’immagine, come ad esempio il rumore digitale. 1 sensori più piccoli (1/2,3 pollici) vantano un formato pari a solo 4,6 x 6,2 millimetri. Se la luce non è troppo intensa o troppo scarsa, questi sensori si rivelano adeguati per ottenere buone immagini. Chi acquista una macchinetta fotografica compatta, non deve fare alcuna scelta per l’obiettivo, poiché deve accettare quello integrato nella macchina.

Prima dell’acquisto però, l’utente dovrebbe valutare se uno zoom 8x si rivela sufficiente per le sue esigenze. Uno zoom più esteso viene logicamente offerto solo da fotocamere con un piccolo sensore. Il fotografo dovrà decidere se dare la preferenza ad un tele molto esteso o privilegiare una migliore qualità d’immagine.

Chi decide per l’acquisto di una camera mirrorless o reflex, potrà vedere questi zoom estremi solo in sogno, ma in compenso l’acquirente potrà scegliere tra una vasta scelta di obiettivi, che può andare da un tele-zoom da aggiungere allo zoom integrato nella camera, ad un super grandangolo per catturare prospettive estremamente ampie, ad un tele per ritratti con una minima profondità di campo per far risaltare il soggetto su uno sfondo sfocato.

La dotazione standard della maggior parte delle fotocamere offre la possibilità di filmare in 4K (3840 x 2160 Pixel). Riprodotti su grandi televisori UHD, i video, con una risoluzione quadruplicata rispetto alle riprese in Full-HD, appaiono i con una maggior ricchezza di  dettagli e più nitidi. Questi filmati offrono inoltre una riserva di risoluzione per il montaggio  e anche l’ingrandimento delle sequenze offre una perfetta qualità HD.

Uno svantaggio della definizione 4K è che, con questa elevata risoluzione, la maggior parte delle camere consente una frequenza massima di 30 fps e quindi, veloci sequenze e riprese di soggetti in movimento, appaiono spesso scattose ed è quindi meglio impostare una risoluzione Full HD a 60 fps. Alcune fotocamere, come la Fujifilm X-T3 o la Nikon Z6 sono in grado di filmare a 120 fps in Full HD, una velocità perfetta per riprese al rallentatore. Video in 4K a 60 fps, una velocità perfetta per riprendere scene di movimento, possono essere girati solo con camere al top, come i modelli di Panasonic . ad esempio Lumix G9.



Guida ai processori per PC per giocare

Guida ai processori per PC per giocare



L’acquisto di un processore per la realizzazione di un Pc da gioco non è così difficile come una volta.

Ora che le CPU AMD Ryzen e Core di nona generazione di Intel offrono più prestazioni che mai ad un prezzo accessibile è tutto molto piu’ facile. Ci sono chip specifici che si distinguono dalle altre come i migliori processori a causa del loro prezzo e delle prestazioni in campo 3D. Se il tuo focus non è esclusivamente sui giochi e sei interessato anche a software di produttività pesante, il mostruoso Threadripper 3990X a 64 core al momento è il migliore, ma costa veramente parecchio. Intel ha governato il ruolo di gioco per un tempo apparentemente eterno, ma negli ultimi anni AMD ha conquistato la vetta.

Ci sentiamo di dire che l’ AMD Ryzen 5 3600X è la migliore CPU di gioco per prestazioni prezzo secondo questa classifica dei processori. Mentre Intel ha rimosso l’ Hyper-Threading dalla maggior parte della sua gamma Core tradizionale, lasciando gran parte della sua gamma Core i5 con sei core e sei thread, AMD conferisce alle sue cpu Ryzen un multi-thread simultaneo. Ciò gli conferisce un notevole vantaggio nei carichi di lavoro di produttività.

AMD ha dato ai suoi chip Ryzen di terza generazione enormi miglioramenti nelle istruzioni per clock (IPC) e velocità di clock più elevate, con il Ryzen 5 3600X da 3,8 GHz in grado di aumentare fino a 4,4 GHz. AMD Ryzen 5 3600X viene fornita con il dispositivo di raffreddamento AMD Wraith Spire, mentre i processori della serie K rivali di Intel richiedono un acquisto a parte.

La maggior parte delle schede madri AMD supporta l’overclocking per i più avventurosi se si desidera incrementare le proprie prestazioni. Meglio ancora, AMD da’ tre mesi gratuiti l’ Xbox Game Pass per PC di Microsoft ad ogni acquisto Ryzen. Se vuoi spendere un po ‘meno denaro o non ti dispiace l’overclocking, prendi in considerazione AMD Ryzen 5 3600.

La versione non-X costa molto poco . Comprende gli stessi sei core e dodici thread ma funziona un po’ più lentamente con un clock di base da 3,6 GHz e un boost clock da 4,2 GHz. La riduzione delle velocità di clock riduce un po ‘le prestazioni di gioco del Ryzen 5 3600. Se vuoi una CPU da gioco molto economica opta per il Ryzen 3 3200G.

Continuazione della strategia “APU” di AMD, questo chip Ryzen di terza generazione fonde quattro core CPU Ryzen con otto potenti unità di elaborazione Radeon Vega di AMD. Il risultato finale? Un chip dalle prestazioni solide che può giocare con i giochi per PC senza la necessità di una scheda grafica. È costruito utilizzando core Zen + a 12nm anziché i core Zen2 a 7nm in altri processori Ryzen di terza generazione, ma Ryzen 3 3200G dovrebbe comunque offrire potenza sufficiente per i giochi di base.

Il suo predecessore, il Ryzen 3 2200G , gestiva con facilità titoli di e-sport come Fortnite, Dota 2 , League of Legends e Rocket League e girava con frame rate sorprendentemente buoni anche in giochi ome Destiny 2 e Rise of the Tomb Raider.

Potrebbe essere necessario modificare alcune impostazioni grafiche e forse riportare la risoluzione del gioco a 720p per ottenere i migliori risultati, ma è possibile ottenere la maggior parte dei giochi in esecuzione tra 30 e 60 fotogrammi al secondo con qualche armeggiamento.

Ryzen 3 3200G dovrebbe funzionare leggermente meglio grazie a velocità di clock più elevate. I suoi core della CPU sono circa 300MHz più veloci dei 2200G, mentre i core GPU Radeon Vega integrati sono circa 150MHz più veloci.